Numero zero, zerissimo, di un possibile podcast sul mio sito :-)
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@blog (è sempre quello, è che avevo per un attimo tentato di cambiare piattaforma per i podcast su WordPress e sono tornato al primo, che ovviamente ha cancellato la prima pubblicazione)
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liuto?
ho seguito 5 min, è interessante però non ho pazienza, preferisco leggere che ascoltare, si risparmia tempo e si può saltare dove si vuole
semi spartito? mezzo scritto ma da interpretare se non si conosce già la musica o canzone?
di popolare mi piaceva la celtica, melodie a non finire, ero amico del violinista di un gruppo, qualche volta forse tenevo il tempo, + chitarra con arpeggi, eccezionale + arpa + tin whistle
se insistevo avrei potuto battere i 2 cucchiai,
ricordi
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@vivasupeR arpa salterio: ricostruzione di uno strumento presente in miniature e sculture del XII e XIII, con la cassa di risonanza tra due ordini di corde.
Capisco l’impazienza, ma per spiegare un fatto acustico devo ricorrere a una spiegazione sonora e non scritta 🙂
La musica presente nei codici trobadorici (XIII-XIV secolo) è composta da neumi che identificano precisamente l’altezza delle note ma non il loro ritmo, e non ci sono indicazioni per un accompagnamento.
(ho ricevuto la tua domanda sull’accordatura solo in email come notifica, ma non la trovo qui, comunque ti rispondo): l’ho accordata diatonicamente a partire da re2 – se parliamo di duecento, non erano previste alterazioni a parte casi speciali, alcuni si bemolli, in particolare. Diesis ancora direi non pervenuti.
Quasi tuti gli strumenti medievali che abbiamo sono ricostruiti su fonti antiche (modelli quando sono sopravvissuti, miniature, sculture, dipinti, affreschi) , poco è sopravvissuto e direi che quasi nessuno sia ancora suonabile.
Non esisteva scala temperata nel medioevo, di solito si accorda con scala pitagorica.
@blog grazie.
Da totale profano, ne sono rimasto affascinato.
Interessante anche il tema a margine di cosa sopravvive delle produzioni culturali dopo mille anni: formati, supporti, convenzioni, linguaggi.
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@thatgiga quello è un tema forte cui poco si pensa quando si ascolta musica provenire da un lontano temporale, eppure determinante per sapere quanto ci sia di vero in quel che si sente.
D’altronde a volte penso a cosa resterà di certa nostra musica fra ottocento anni, e forse molto meno di quanto i trovatori siano arrivati a noi, almeno a livello di eseguibilità.
Ma è un campo enorme.
@blog@www.matteozenatti.net
Un sacco interessante e per nulla palloso da ascoltre, complimentoni!
Mi ricorda un’altra serie che ascolto sempre con molto piacere: lezioni di musica su radio3, però con meno ingessatura e più colore umano 😃
Unica nota di puntarcazzismo, all’inizio arpeggiata e voce si confondono un po’, e forse lasciare l’arpa e poi entrare con la voce lascia entrambe più chiare e godibili
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Ok, ti ascolto, forse è il troppo entusiasmo 🙂