Viddi una pastorella

Il testo di questa canzonetta è presente in antologie testuali di frottole cinquecentesche.

Nella raccolta di laude di fine seicento Corona di sacre canzoni viene dichiarato, nell’Indice delle arie antiche e moderne, che riporta le canzonette originali da cui sono state tratte alcune musiche delle laude del libro, che la lauda Maria vergine bella si canta come la canzonetta Viddi una pastorella.


Testo: Frottole amorose, in Trevigi, 1645, appresso Girolamo Righettini

Musica: Corona di sacre canzoni, seconda impressione per opera di Matteo Coferati, Firenze, 1689, dagli eredi di Francesco Onofri


Testo

1. Viddi una Pastorella
discalza a coglier fior
tanto leggiadra, e bella,
ch’ogn’un ardea d’Amor;
tanto mi piacque
il suo gentil aspetto,
che gli restai sogetto,
e li donai il cor.

2. Le guancie delicate
son rose, e fior de spin,
le labra inzuccherate
mi par di coral fin,
gli occhi ressembra
la mattutina stella,
la gola bianca, e bella,
che par d’ un’ Armelin.

3. Lei non si guarda in specchio
né mai liscio si dà:
ma prende in man un secchio
e à la fontana va,
e in quel si lava
le man, e’l petto, e’l viso,
che par proprio Narciso,
tanto bella si fa.

4. Lei porta sempre in testa
una gioia di fior,
né porta indosso vesta,
che sia d’alcun color:
ma un guarneletto
porta di bianca tela,
ò vaga Pastorella
tu, mi distruggi il cor.

5. E se lei canta, ò ride
ne sento tal piacer,
che l’alma mi divide,
ò che dolce veder,
quando succinta
sin al ginocchio alzata,
va cogliendo insalata
co’l viso grato, e altier.

6. O che dolce diletto,
s’ io la veggio à ballar
il cor dentro del petto
mi sento consumar,
tal ch’io son preso
si come il pesce à l’amo,
e lei più ch’altra bramo,
e sempre voglio amar.


Nell’edizione delle frottole, subito dopo questa canzone, si trova una Trasmutazione della pastorella

1. Io viddi una Pastrozza,
discalza à coglier fior,
sì brutta, sporca, e sozza,
ch”ogn’un mettea stupor;
tanto mi spiacque
il suo nefando aspetto,
che mi mise in sospetto,
e mi impaurì il cor.

2. Le guancie imbrodelate
di biacca, di verzin,
le labra ben sgarbate
mi pare d’un fachin,
gli occhi gli goccia
come una fontanella,
la gola meschinella,
che pare un babuin.

3. Non si guarda nel specchio,
perche no glie n’è in cà;
sol con un strazzo vecchio
il belletto si dà;
con quel s’imbratta
le man, il petto, e ‘l viso,
ch’ ogn’un provoca à riso,
tanto brutta si fa.

4. Lei porta sempre in testa
pedoechi è tegna ancor,
non porta indosso vesta,
perche, al vostro honor,
ha un guarneletto
fatto di grossa tela
listado di cordella,
che lo porta d’ogn’hor.

5. E se lei canta, ò ride,
non so à dirne il ver
s’ella si lagna, ò stride:
ò che brutto veder,
quando succinta
sino al ginocchio alzata
dimostra esser piagata,
ò ha’l mal Francese ver.

6. Ohimè, che gran sospetto
se la vedo ballar,
che la mostra in effetto
voler se innamorar
à chi se lassa
pigliar da sì vil’amo
per lasciarlo poi gramo
con rogna da gratar.


Bibliografia e fonti

Non ho potuto consultare l’originale delle Frottole amorose, copie si trovano alla Biblioteca Trivulziana a Milano, alla Biblioteca Angelo Mai di Bergamo, alla Biblioteca Universitaria di Padova e alla Nazionale di Firenze.

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