Cantimbanco

Cantimbanco nasce su impulso mio e di miei colleghi e amici di vecchia data come gruppo vocale per la musica antica nel 2000, “con l’idea di riportare la musica del Rinascimento ad un ascolto immediato e comprensibile. Il cantimbanco portava la musica in piazza, intratteneva i passanti raccontando” (dallo statuto dell’associazione poi creata).

Ha avuto anni di creazione di programmi accattivanti, quello più di successo In vino veritas?, in cui si raccontava una novella di Matteo Bandello accompagnandola da musiche a tono.

Ha partecipato a diversi festival in Italia, cantando dalle chiese alle cantine alle piazze: Accademia Filarmonica di Verona, Corti e Cortili in Emilia, Festival Cusiano sul Lago d’Orta, Alia Musica a Parma, Rovereto Venexiana.

Dopo il primo grande progetto su Stefano Bernardi del 2008, che ha dato alla luce il CD dei Concerti Accademici dell’autore, e la pubblicazione in edizione critica della partitura, il gruppo ha cambiato i suoi connotati e ho lasciato la presidenza e la militanza come musicista.

Riporto qui, come loro creatore, i programmi che in quegli anni mise in musica l’ensemble, così come li raccontava il vecchio sito.

Ci siamo imbattuti, scartabellando com’è nostro solito nei cassetti di biblioteche silenziose, nelle novelle di Matteo Bandello, e tra queste ne ‘La moglie di un bresciano imbriaca si pensa esser ita in paradiso e dice di gran pappolate’, spassosa vicenda di una donna veneziana, appassionata di vino e di uomini, che si stabilisce a Verona col marito bresciano.
Abbiamo deciso di raccontarla accompagnandola con musiche del periodo rinascimentale, contemporanee più o meno al Bandello, scelte proprio per l’argomento musicato, la gioia del bere vino.

Sono musiche di area europea – italiane, francesi, tedesche, inglesi, spagnole.

Presentandovi così, a parte la storia ridicola regalataci dal Bandello, le varie sfumature che la cultura del vino già manifestava in epoche più antiche.

Nel modo di Cantimbanco, raccontando e intrattenendo.

Una scelta di musiche scritte negli anni della Controriforma (Il Gioiello Artificioso è una raccolta anonima del 1592 di canzonette che seguono la vita del santo; la Canzone “Sacrati horrori” di G. G. Gastoldi è tratta dalla raccolta “Sacre lodi a diversi santi”del 1587), per testimoniare l’importanza che in quegli anni stava avendo la figura del Santo assisiate, anche in seguito all’elezione di un papa, Sisto V, proveniente dall’ordine dei frati conventuali.
Francesco appare come una figura di guerriero della fede cattolica, portatore di valore cattolici anche fin nei nuovi mondi che si stavano rivelando di là del mare, e salvatore di anime grazie alle intercessioni che poteva riservare la preghiera a lui dedicata.

La vasta e fastosa Canzone in nove parti di Gastoldi è un inno alla figura del santo, visto come apostolo del verbo cattolico, e contiene un interessante paragone tra l’assisiate e il condottiero Annibale, con tutta una lunga discussione sui valori caduchi della gloria umana e dell’eternità della proposta francescana.

Nell’opera presentata, abbiamo deciso di recitare i testi prima dell’esecuzione musicale, per favorire la migliore comprensione possibile di queste musiche lontane.

musica e geografia del Rinascimento italiano sulle orme del viaggiatore Michel de Montaigne – 1580/1581 

 

Nel 1580 il celebre filosofo e saggista Michel de Montaigne partì dal suo castello per intraprendere un lungo viaggio attraverso Francia, Germania, Svizzera e Italia, dovuta a svariate ragioni, tra cui, non ultima, la ricerca di una fonte termale in grado di alleviare i suoi calcoli renali.

Per diciassette mesi egli si spostò di città in città, lasciando un diario di viaggio, parte in lingua francese, parte in lingua italiana, che è per noi una grande testimonianza di aspetti di vita quotidiana spesso taciuti dalla letteratura colta: il clima, gli alberghi, i cibi, le donne. E la musica.

Montaigne ogni tanto ci regala qualche gustoso annotazione su come si eseguivano le messe, come si ascoltavano, come si fruiva la musica in altri ambienti, anche popolari. Ne è nato Cittadi e Regni, che è anche un’antologia della musica rinascimentale italiana, presentando vari aspetti e generi della produzione cinquecentesca, con brani da camera e da chiesa, per elevazione morale e per diletto, commemorativi ed evocativi.

Cantimbanco ha raccolto il suo suggerimento, e ha accompagnato Montaigne nel suo tragitto sulle strade italiane, immaginando cosa avrebbe potuto udire, dove, in qual maniera.

I RESPONSORI DELLA SETTIMANA SANTA di Pomponio Nenna (1622)


La trasposizione musicale dei responsori (nelle notti della Settimana Santa) è stata, nel Rinascimento, uno dei principali campi di prova dei musicisti, dopo le intonazioni del Proprium Missae e di mottetti per i vari tempi dell’anno.
Nell’anno di pubblicazione dei Responsori di Pomponio Nenna, il 1622, era già apparsa un’opera, che musicava gli stessi testi, considerata all’apice dell’espressività barocca: i Responsori di Gesualdo da Venosa, uno dei momenti più decisivi nella svolta cui stava piegandosi la musica nel nuovo secolo se continuava a utilizzare il linguaggio polifonico, con una ricerca estenuata di espressività tra le pieghe delle parole, oltrepassando anche nella letteratura musicale sacra, cosa mai avvenuta fino ad allora, le regole fondamentali del contrappunto, ai fini di una resa emotiva pregnante e densa.
Nenna scrive questi Responsori memore della lezione di Gesualdo, e in virtù anche di una segreta gara tra i due musicisti, alla caccia di sempre nuovi modi, sempre nuovi cromatismi portatofi di affetto. Ma per questo momento importantissimo della liturgia cattolica, le notti piene di dolore e disperazione che precedono il momento della Resurrezione, Nenna sceglie un tono assolutamente composto, privo di scatti portatori di meraviglia e sconcerto, con l’intento di raccontare, solo raccontare, tramite accordi portati con gravità e introspezione, i momenti bui di cui le ore della Passione di Cristo sono intessuti.

Cantimbanco, sempre in cerca di opere dimenticate, si è imbattuto in questa raccolta negli scaffali della Biblioteca Diocesana di Münster, in Germania. Leggerla, cantarla, e riportarla all’ascolto in Italia è sembrata cosa doverosa, per riportare a galla musiche sicuramente degne di più che un accenno su qualche enciclopedia musicale.

I fuochi illuminano il numeroso pubblico che con rumoroso piacere mangia, chiacchiera, incontra gli amici e scambia battutacce oscene alle signore scandalizzate dei palchetti.
Qualche osso o pezzo di pane vola dal loggione e colpisce l’umanità sottostante che risponde a gran parole.

Ma… sul palco, vi sono dei musici che suonano, il cantante è già alla cadenza finale e dimostra agli interessati le sue incredibili doti di tenuta del fiato, di estensione della voce, e di sprezzo artistico.

Un’altra difficile serata a teatro… Per non dire della paga.

Un programma di cantate buffe seicentesche curato da Andrea Favari,

che svolgeva come solista accompagnato da strumentisti.

personaggi del Furioso

Orlando Furioso è un contenitore di storie, ne raccoglie di molto antiche, le sviluppa, ne aggiunge, le elabora, lasciando un patrimonio alla letteratura ed alla fantasia che non si esaurirà molto facilmente.
La scelta dei momenti da cantare diviene quindi una nuova impresa, per la necessità di voler raccontare quella storia, quell’altra o quell’altra ancora, sempre inseguendo l’eroe disperso in un palazzo incantato o in un giardino nascosto su qualche isola mediterranea.

‘Dirò d’Orlando’ diventa così un repertorio, proprio come il Furioso lo era per i canterini e i cantimbanchi rinascimentali.

Un’enciclopedia delle storie da raccontare di fronte a un pubblico che le conosceva o le ignorava.

La nostra ricerca – sicuramente meno eroica delle gesta dei personaggi del poema – si muove tutta nei territori delle musiche nascoste, a caccia sempre di maniere nuove – nuove per noi, consuete nel ‘500 – per recitar cantando le ottave ariostesche.

Accanto quindi ai classici madrigali che intonano parti del poema, sempre di più ci siamo avventurati nella scoperta di ‘moduli’ per cantare ottave, nascosti tra frottole e strambotti delle raccolte di Ottaviano Petrucci.

Cercando così, in questo modo, di avvicinarci il più possibile al modo in cui si udivano recitare queste ottave per le strade italiane o nelle sale di qualche principe.

Nell’intenzione di ripercorrere le strade poco note dei nostri antichi cantimbanchi.

 

Programma messo in musica come assolo di Matteo Zenatti accompagnato da strumentisti.

Alla sua nascita nel 2000 Cantimbanco era formato da

Elena Bertuzzi, soprano

Giulia Quaini, soprano

Cinzia Meneghel, contralto

Matteo Zenatti, tenore

Andrea Favari, basso

La formazione si adattava alle diverse esigenze musicali, collaborando con strumentisti come Stefano Rocco, Stefano Albarello, Umberto Forni, Alberto Rasi.

Diventò altro dopo il progetto su Stefano Bernardi, per cui la lasciai.

Qui è possibile vedere qualche foto del gruppo.

Lascio invece in un’altra pagina un ricordo di Giulia Quaini.