Un madrigale digitale

la polifonia in epidemia

Tra le conseguenze di questa epidemia, c’è stato il brusco stop della Scuola di Madrigali di Verona, proprio ora che stava prendendo un ottimo abbrivio.

Ma indomitamente non ci si è scoraggiati: ho proposto di tentare di studiare O primavera, gioventù dell’anno di Giaches de Wert, in una nuova maniera: si è lavorato sezione per sezione, tutti i soprani, tutti gli alti, tutti i tenori… in videoconferenza, cercando di capire eventuali problemi di lettura del pezzo, questioni di interpretazione, pronunce, tecnica.

Partendo da tutto quel che è emerso, ho preparato una base ‘umana’, che tenesse conto dei naturali rallentamenti e di respiri.

Ho proposto a ognuno di registrare la propria parte isolata, da sola, tenendo come base in cuffia la base elettronica.

È un lavoro durissimo per chi registra, perché si scontra a ogni nota con la propria voce, e non sempre sono guerre facili da vincere.

Però con grandissimo spirito tutti mi hanno consegnato il loro lavoro, e ho potuto assemblare le voci insieme in un madrigale nato a tavolino.

Certo, i respiri non possono essere comuni, certo, l’intonazione non è regolata sul suono del gruppo dal vivo, certo, non si pronuncia sempre insieme, e le espressioni non sono condivise.

Ma è comunque un lavoro di cui son felicissimo, perché anche questa è scuola, soprattutto nel lavoro su di sé.

Pubblico sei esempi di registrazioni con diverse combinazioni di cantanti, che potrebbero essere molte di più, ma in queste sei ci sono tutti coloro che hanno partecipato a questo esperimento.

Li ringrazierò sempre.

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