Così visibili, così distanti

(piccola riflessione sulla musica online ai tempi del coronavirus)

C’è che guardavo alcuni post su Facebook, vedevo le offerte di pranzi e cene a domicilio da parte di ristoranti della zona di cui non ero mai stato a conoscenza, ho cercato su Maps, ho scoperto che erano bar che potevano offrire pasti. Sulla rete erano ristoranti, accostati ad altri nomi più blasonati.

Succede che quando guardi un video su YouTube, un post su un sito, magari confezionati ben bene, tutte le sigle a posto, la grafica figa mainstream, in realtà vedi il video, leggi il post.
Non necessariamente chi ci sta dietro corrisponde alla bella sigla o alla grafica figa; chi ha prodotto quel materiale non è il materiale.

Questo lockdown impedisce i contatti diretti, distanzia le realtà, le persone, i fatti – capita che un bravo artista si trovi a competere con uno più bravo in termini di presentazione del suo lavoro, la grafica figa.

Anche se il primo è in grado di offrire migliori contenuti e valori col suo lavoro, artisticamente o didatticamente, viene comunque equiparato all’altro, meno dotato.
Se il bravo artista ha fortuna, o ha anche competenze video/grafiche/audiotecniche, magari la spunta.
Ma altrimenti?
Naufraga nel mare delle belle presentazioni, ed ecco arrivare il bravo grafico dalla bella sigla, che però magari non sa spiegare manco come respira quando canta, o lo fa con termini creativi.

Avevo iniziato anch’io a pensare a produrre musiche e ascolti e materiali pubblicabili, e in realtà ogni tanto pubblico qualcosa all’improvviso. Ma non è questo, non è solo questo che definisce le mie competenze, manca il corpo, l’ascolto reale dell’interlocutore, l’incontro.


Senza la realtà siamo tutti vallette televisive. Spero ardentemente di rituffarmi presto nel mondo reale, anche distanziato, ma reale, per poter continuare a mostrare se e quanto valgo.

Questo mondo visto (e sentito) attraverso il video mi ha già stufato.

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(self made)